“Disse ancora: Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: ‘Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta’. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. (…) Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. (…) Allora ritornò in sé e disse: ‘Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati’. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: ‘Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio’. Ma il padre disse ai servi: ‘Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato’. E cominciarono a far festa.” (Lc.15,11-12.14.17-24)

La meravigliosa parabola del Padre misericordioso. ci aiuta a comprendere il cuore di Dio. Magnifica è l’interpretazione del grande pittore del Seicento spagnolo Bartolomè Esteban Murillo, in un’opera imponente (2,61 x 2,36 m.), per la chiesa dell’ ‘Ospedale della Carità a Siviglia (1666-67), ora conservata presso la National Gallery of Art di Washington.
Al centro domina la figura del padre (dal volto segnato da saggezza e da compassione travolgente) che, con il suo abbraccio amorevole e quasi protettivo, nell’ampio mantello rosso, avvolge di affetto il figlio magro, sporco (si vedono i piedi anneriti), con i vestiti laceri (il petto nudo sottolinea la sua miseria), in ginocchio, pentito della propria condotta sperperante.
A destra si stanno avvicinando alcuni servitori, per poter rivestire il figlio pentito con gli abiti più belli. Una donna in blu sta nelle vicinanze; altri servi, invece, si mostrano nervosi per l’apparente favoritismo nei confronti del figlio scapestrato, ai danni del figlio maggiore.
Murillo evidenzia così l’analogia tra il genitore della parabola e Dio, in quanto l’aspetto del personaggio ricalca i tradizionali lineamenti attribuiti a Dio Padre. Dall’altra parte, altri servitori (un mandriano con un bambino) portano il bue grasso (richiesto dal padre) per fare festa al figlio ritrovato, comunicando la gioia del ritorno. C’è poi un cagnolino, che fa festa al giovane padrone ritornato. La luce soffusa e diffusa crea ombre sottili che conferiscono profondità e realismo alle figure, esaltando l’impatto emotivo delle loro espressioni. L’ambientazione architettonica classica sullo sfondo aggiunge un senso di grandiosità e solennità, incorniciando il dramma intimo delle figure centrali.