La bellezza nella Parola

“In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».” (Gv. 8,3-11)

Mi fermo a contemplare l’episodio dell’adultera del vangelo attraverso l’opera di Peter Bruegel il Vecchio (uno dei maggiori esponenti dell’arte fiamminga del Cinquecento) in un dipinto a grisaglia (pittura di colorazione bruna o terrosa, ottenuta con ossido di ferro macinato ed unito ad un fondente vetroso) ad olio su tavola (24,1×34 cm) dl 1565 e conservato a Londra nella Courtauld Gallery.

Il pittore fonde idealmente due momenti della narrazione giovannea, quella in cui Cristo scrive sul suolo e quella in cui pronuncia le famose parole che mettono in fuga i suoi oppositori, nonché accusatori della donna adultera.

L’artista mette la donna al centro, sorpresa in flagrante adulterio e condotta nel tempio per essere giudicata da Gesù chiedendo che fosse applicata la lapidazione, pena prevista dalla legge mosaica, ma con un chiaro intento di mettere in trappola il Maestro. La donna ha un’espressione umile, mentre abbassa lo sguardo, circondata da un fitto gruppo di gente in parte in ombra con i farisei ad accusarlo, di cui è grottescamente piegato. Gesù è a sinistra e si sta inchinando per scrivere sul gradino del Tempio (in caratteri fiamminghi) la sua risposta. La differente illuminazione stacca i protagonisti rispetto alle comparse, compresi gli Apostoli, posti dietro Gesù sulla sinistra.

La scelta compositiva si rivela l’espediente scenografico per far emergere maggiormente i protagonisti dell’episodio (quasi un “panorama psicologico”), anche grazie al sapiente uso dei chiaroscuri. La luce inonda in pieno Gesù, l’adultera e i due personaggi in primo piano, lasciando spazio a un’oscurità crescente che sembra avvolgere tutti gli altri astanti.