La Sala Stampa della S. Sede ha diffusa un’immagine del Pontefice in preghiera, dopo aver concelebrato domenica mattina l’Eucarestia. È la prima dal ricovero del 14 febbraio. Le condizioni di Francesco restano stabili, proseguono le terapie e la fisioterapia respiratoria e quella motoria. Nel testo dell’Angelus preparato dal Pontefice, Francesco ha ricordato il “momento di prova”, unito a tanti malati “fragili, in questo momento, come me” e che nella malattia nulla può impedire di amare e pregare, esortando a guardare chi è accanto nella prova. Proseguono i momenti di preghiera per la salute di papa Francesco. Ci si può inoltre unire alla recita del rosario alle 20 da piazza San Pietro trasmesso in diretta televisiva da Tv 2000 (canale 28), tutte le sere.
Nella scorsa settimana, in coincidenza con gli esercizi spirituali in Vaticano, anche negli anni passati, era sospesa l’udienza generale. Intendo però recuperare l’insegnamento del Pontefice dell’udienza speciale giubilare del sabato che il Pontefice aveva avuto l’11 gennaio 2025 in Aula Paolo VI, riflettendo sulla figura di Giovanni Battista “profeta della speranza” e invitando a fare il “salto di qualità” evangelico, nel riconoscerci piccoli per accogliere il Regno di Dio. Se il Giubileo segna un “nuovo inizio, la possibilità per tutti di ripartire da Dio.”, allora per tutti c’è la possibilità di ricominciare. E questa parola (nello stile di Francesco), espressione della speranza, l’ha fatta ripetere più volte ai pellegrini presenti!
Ora la speranza è una virtù teologale, dal latino virtus che significa “forza”, che viene da Dio; non “un’abitudine“, ma un valore “da chiedere“, che spinge a mettersi in cammino, come pellegrini. Giovanni Battista è il “grande profeta della speranza”, è “il più grande fra i nati di donna” (cfr Lc 7,28), “credibile nella sua personalità“, per cui la accorreva da lui, col desiderio di ricominciare. E l’aiuto che ci viene dal Giubileo. Come Giovanni “proponeva di attraversare il fiume Giordano“, così noi oggi attraversiamo la Porta santa “entrando nella Terra Promessa come era avvenuto con Giosuè la prima volta”. Gesù però, dopo la lode di Giovanni, ricorda che “il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui” (Lc 7,28). La speranza, sta “tutta in questo salto di qualità. Non dipende da noi, ma dal Regno di Dio”.
Per questo, accogliere il Regno di Dio ci porta in un nuovo ordine di grandezza. Ora, se anche noi, nel nostro pellegrinaggio, abbiamo tante domande, stando ancora oggi molti “Erode” che (come con il Battista) contrastano il Regno di Dio, abbiamo, però, una strada nuova che Gesù ci indica, quella delle Beatitudini, “la legge sorprendente del Vangelo.” Vogliamo imparare a ricominciare, nella via della piccolezza, imparando da Giovanni a ricrederci, a vedere nella “differenza di Dio“, nella sua “diversa” grandezza, una nuova speranza estesa alla “casa comune“, così “tanto abusata e ferita”.
Così ricominciare dall’originalità di Dio, “che è brillata in Gesù e che ora ci impegna a servire, ad amare fraternamente, a riconoscerci piccoli. E a vedere i più piccoli, ad ascoltarli e a essere la loro voce. Ecco il nuovo inizio, questo è il nostro Giubileo!” Infine il Papa ha rilanciato l’appello a pregare per la fine dei conflitti nel mondo. “Non dimentichiamo mai che la guerra è una sconfitta, sempre!”,
Chiediamoci:
- Guardo e prego Giovanni Battista come profeto di speranza?
- Penso al Giubileo come un’occasione per tutti di ripartire da Dio?
- Faccio mio l’invito del Papa a ricominciare?
- Ho dentro di me un vero desiderio di ricominciare?
- Capsico che la speranza sia un valore da chiedere, che spinge a mettersi in cammino?
- Ho voglia di imparare da Gesù chi è veramente grande?
- Mi ricordo che il più piccolo, nel Regno di Dio, è grande?
- Mi impegno a servire, ad amare fraternamente, a riconoscermi piccolo?
- Cerco di vedere, nella differenza di Dio, una speranza estesa alla casa comune abusata e ferita?
- Mi impegno a pregare per la pace, per la fine dei confitti?