LA BELLEZZA NELLA PAROLA

“Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, (…)  di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». (…) Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».” (Mt 22,16-17. 20-21)

L’episodio del Tributo a Cesare, fondamentale per chiarire la natura spirituale della Chiesa di Cristo, viene rappresentato da Bernardo Strozzi (detto “il Cappuccino” o “il Prete Genovese”), con un taglio assai personale.

Mi fermo ancora ad un’opera di Bernardo Strozzi eseguita dopo il 1631 e conservata al Museum of Fine Arts di Budapest, mentre altre repliche del medesimo soggetto sono sparse in Italia (Firenze, Rovigo…) ed in Europa (Monaco, Stoccolma).

In questa vivace composizione, l’artista contrappone l’umile saggezza di Cristo alla curiosità maliziosa dei suoi avversari pronti a ribattere. Strozzi vuole coinvolgere lo spettatore nella questione; lo si può intuire dall’atteggiamento del fariseo che regge la moneta che sembra entrare nel quadro dallo spazio esterno o dal ruolo del ragazzino, riccamente vestito, posto nell’angolo a sinistra, in basso che guarda fuori dallo spazio pittorico, catturando così l’attenzione di chi guarda.

La scelta di presentare i protagonisti a mezza figura, conferisce all’immagine un carattere di forte impatto emotivo. Gesù è al centro (con un’aureola appena tratteggiata), appoggiato di schiena a un banco, nel momento in cui supera il tranello escogitato dai farisei per farlo cadere in contraddizione. Si noti la figura (vista di profilo) vecchio fariseo che porge la moneta che risalta per la concentrazione dello sguardo, fissato su quello di Cristo. A sinistra, il profilo di san Pietro, con la barba scura, è altrettanto notevole, per la tensione che sembra sprigionare.

I tipi popolareschi e il trattamento drammatico della luce da un lato e la pittura purissima dall’altro, dimostrano che Caravaggio, Rubens e il Cinquecento veneziano come il naturalismo spiccato dei volti e il gusto, quasi fiammingo, per la cura del dettaglio, hanno giocato tutti ugualmente importanti ruoli nello sviluppo dello stile di Strozzi.

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