LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO a cura di Gian Paolo Cassano

All’udienza generale di mercoledì 21 novembre il Papa ha riflettuto sull’ultimo comandamento: “Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo…né alcuna cosa appartenga al tuo prossimo”. Non sono però solo le ultime parole del testo, ma “il compimento” del viaggio attraverso il Decalogo, perché si mette in risalto che la radice comune dei peccati sono i desideri malvagi che portano nella trasgressione che ferisce se stessi e gli altri: “impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza”. Infatti “tutto il percorso fatto dal Decalogo non avrebbe alcuna utilità” se non toccasse il cuore dell’uomo, perché “se questo non è liberato, il resto serve a poco”. Altrimenti i precetti divini rischiano di ridursi ad essere “una bella facciata di una vita” da schiavi, non da figli cosicché “dietro la maschera farisaica della correttezza asfissiante si nasconde qualcosa di brutto e di non risolto”. Per questo Francesco ha invitato a lasciarsi “smascherare da questi comandi sul desiderio” e a “condurci ad una santa umiliazione”. Così bisogna aprirsi alla relazione con Dio, perché non ci si può liberare da soli, “in uno sforzo titanico della nostra sola volontà”, ma in un’apertura autentica, “personale alla misericordia di Dio, che ci trasforma e ci rinnova. Dio è l’unico capace di rinnovare il nostro cuore, a patto che noi apriamo il cuore a lui: è l’unica condizione; Lui fa tutto, ma apriamo il cuore.” Queste ultime parole del Decalogo educano a riconoscersi mendicanti. Di qui l’invito a “lasciarsi aiutare” dallo Spirito Santo, perché questo comandamento ci mette davanti al disordine del cuore per diventare “poveri in spirito”. E’ “solo la misericordia di Dio” a guarire il cuore. “Beati coloro che riconoscono i propri desideri malvagi e con un cuore pentito e umiliato non stanno davanti a Dio e agli altri uomini come dei giusti, ma come dei peccatori. (….) Questi sono coloro che sanno avere compassione, che sanno avere misericordia degli altri, perché la sperimentano in sé stessi.”
Domenica 25 novembre, all’Angelus Francesco ha ricordato che “la storia ci insegna che i regni fondati sul potere delle armi e sulla prevaricazione sono fragili e prima o poi crollano. Ma il regno di Dio è fondato sul suo amore e si radica nei cuori – il regno di Dio si radica nei cuori –, conferendo a chi lo accoglie pace, libertà e pienezza di vita. Tutti noi vogliamo pace, tutti noi vogliamo libertà e vogliamo pienezza. E come si fa? Lascia che l’amore di Dio, il regno di Dio, l’amore di Gesù si radichi nel tuo cuore e avrai pace, avrai libertà e avrai pienezza.” Il Papa, riflettendo sulla solennità di Gesù Cristo Re dell’universo, ha parlato della vita del creato verso la “meta finale” che è “la manifestazione definitiva di Cristo”, perché la conclusione della storia sarà “il suo regno eterno”. Come emerge nel racconto evangelico di Giovanni, nel dialogo tra Gesù e Pilato “è evidente da tutta la sua vita che Gesù non ha ambizioni politiche. Dopo la moltiplicazione dei pani, la gente, entusiasta del miracolo, avrebbe voluto proclamarlo re, per rovesciare il potere romano e ristabilire il regno d’Israele. Ma per Gesù il regno è un’altra cosa, e non si realizza certo con la rivolta, la violenza e la forza delle armi.” Rispondendo ancora a Pilato, “Gesù vuole far capire che al di sopra del potere politico ce n’è un altro molto più grande, che non si consegue con mezzi umani. Lui è venuto sulla terra per esercitare questo potere, che è l’amore, rendendo testimonianza alla verità.” E’ la “verità divina” il messaggio essenziale del Vangelo, per “stabilire nel mondo il suo regno di amore, di giustizia e di pace”. Questo è “il regno di cui Gesù è il re”, chiedendoci di “lasciare che Lui diventi il nostro re” che “con la sua parola, il suo esempio e la sua vita immolata sulla croce ci ha salvato dalla morte,” indicando “la strada all’uomo smarrito”, dando “luce nuova alla nostra esistenza segnata dal dubbio, dalla paura e dalle prove di ogni giorno.” Ma “Egli potrà dare un senso nuovo alla nostra vita, a volte messa a dura prova anche dai nostri sbagli e dai nostri peccati, soltanto a condizione che noi non seguiamo le logiche del mondo e dei suoi re”.

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